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Quando un bambino dice «sono arrabbiato», siamo portati a pensare che abbia già riconosciuto la propria emozione.

Ma cosa è successo prima di arrivare a quelle due parole?

Forse ha sentito una tensione nel corpo. Forse ha stretto i pugni. Forse ha avuto voglia di piangere o di urlare. Forse ha percepito qualcosa che non sapeva ancora spiegare.

Prima di diventare un’emozione che possiamo nominare, ciò che proviamo può manifestarsi attraverso una sensazione.

È proprio da questo passaggio che può iniziare un percorso di educazione emotiva nei bambini: imparare ad ascoltare ciò che accade dentro di sé, riconoscerlo e, gradualmente, trovare le parole per raccontarlo.

È un tema che accompagna da anni il lavoro della pedagogista Marta Tropeano, insegnante di scuola primaria, progettista educativo e autrice di libri e strumenti dedicati all’educazione emotiva. Nel suo percorso professionale ha sviluppato progetti didattici sull’affettività e sulla consapevolezza delle emozioni, rivolti soprattutto alla scuola dell’infanzia e primaria.

Questo percorso trova una particolare espressione anche in Le Stanze del Cuor-Musica, il libro-gioco pubblicato da Le Stanze di Lele nel quale musica, suoni, gioco e laboratori pedagogico-emotivi accompagnano il bambino alla scoperta del proprio mondo interiore.

 

Che cos’è l’educazione emotiva nei bambini?

Educare alle emozioni non significa insegnare ai bambini a essere sempre felici, tranquilli o obbedienti.

Significa soprattutto aiutarli a riconoscere ciò che provano.

Un bambino può provare rabbia senza sapere che quella sensazione si chiama rabbia. Può avere paura senza riuscire a raccontare di cosa. Può sentirsi triste senza comprendere immediatamente perché.

Per questo l’educazione emotiva parte dall’ascolto.

Marta Tropeano racconta di essere stata chiamata dai bambini «maestra delle emozioni» proprio per il suo lavoro nella scuola primaria e per i percorsi dedicati all’educazione all’affettività. Il suo approccio mira a potenziare il linguaggio emotivo attraverso la presa di coscienza delle proprie emozioni.

Non si tratta quindi soltanto di imparare un elenco di emozioni.

Si tratta di costruire, poco alla volta, un vero linguaggio per parlare di ciò che accade dentro di noi.

 

Dalla sensazione all’emozione: un percorso di consapevolezza

Uno degli elementi più caratteristici de Le Stanze del Cuor-Musica è il percorso che collega sensazioni, emozioni e sentimenti.

La presentazione ufficiale del libro spiega infatti che i “Cuor-Musica” accompagnano il bambino in un percorso nel quale le sensazioni possono trasformarsi in emozioni e le emozioni in sentimenti.

È una prospettiva interessante perché invita a osservare le emozioni non come qualcosa che compare improvvisamente, ma come parte di un’esperienza più ampia.

Prima sentiamo

Il corpo registra qualcosa.

Un rumore improvviso. Una voce. Un distacco. Un abbraccio. Una situazione nuova. Una sorpresa.

Questa prima esperienza può manifestarsi attraverso una sensazione fisica o una reazione immediata.

Poi riconosciamo l’emozione

Quella sensazione comincia a diventare più comprensibile.

«Sono spaventato.»

«Sono felice.»

«Sono arrabbiato.»

Dare un nome a ciò che si prova permette al bambino di iniziare a raccontare la propria esperienza.

Infine sviluppiamo consapevolezza

Con il tempo, il bambino può imparare a comprendere meglio ciò che sente, collegandolo alle situazioni, ai pensieri, alle relazioni e alle proprie esperienze.

È qui che l’educazione emotiva diventa anche educazione alla consapevolezza di sé.

 

Il ruolo della musica nell’educazione emotiva

La musica possiede una caratteristica particolare: permette di entrare in contatto con qualcosa che non è sempre facile da spiegare a parole.

Un ritmo può farci muovere. Un suono può sorprenderci. Una melodia può evocare una sensazione. Un silenzio può creare attesa.

Per un bambino, tutto questo può diventare un modo naturale per esplorare il proprio mondo interiore.

Non è quindi necessario chiedere sempre:

«Perché sei triste?»

Si può cominciare anche da una domanda più semplice:

«Che cosa senti?»

Oppure:

«Che cosa ti fa venire in mente questa musica?»

Da una domanda può nascere una conversazione.

Nel progetto di Marta Tropeano la musica non viene presentata come elemento isolato, ma inserita all’interno di un percorso più ampio. Le Stanze del Cuor-Musica è infatti un libro-gioco per bambini dai 3 ai 10 anni, articolato in sei stanze e arricchito da laboratori pedagogico-emotivi e musicali.

In questo modo il suono diventa uno dei linguaggi attraverso cui il bambino può avvicinarsi alle proprie emozioni.

 

Le sei stanze del Cuor-Musica

Il progetto utilizza una metafora semplice e immediata: il mondo emotivo del bambino diventa una casa.

Una casa con sei stanze.

All’interno di queste stanze i “Cuor-Musica” accompagnano il bambino in un percorso alla scoperta delle emozioni e della propria interiorità.

La struttura del libro nasce quindi dall’idea di creare un percorso nel quale le diverse emozioni possano essere incontrate, ascoltate e riconosciute, fino a comporre quello che l’autrice definisce un mosaico delle emozioni.

Non si tratta soltanto di leggere una storia.

Il bambino viene invitato a entrare nel percorso, ascoltare, osservare, giocare e confrontarsi con ciò che sente.

 

Marta Tropeano e la sua pedagogia delle emozioni

Per comprendere meglio Le Stanze del Cuor-Musica è utile conoscere il percorso professionale della sua autrice.

Marta Tropeano è pedagogista e progettista didattico. Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione e della Formazione si è specializzata all’Università di Firenze come Pedagogista e Progettista Educativo. Parallelamente all’attività di insegnante di scuola primaria, ha sviluppato progetti di educazione emotiva per la scuola dell’infanzia e primaria.

Da anni il suo lavoro mette in relazione educazione, emozioni, gioco, narrazione e creatività.

Nel suo percorso ha ideato laboratori pedagogico-emotivi, strumenti per il riconoscimento delle emozioni e attività rivolte a bambini, insegnanti e genitori.

Tra le sue proposte formative c’è anche il workshop “L’Adulto come Allenatore Emotivo”, che porta l’attenzione sul ruolo dell’adulto nei processi educativi legati alle emozioni.

 

L’adulto come “allenatore emotivo”

Bambini e insegnante giocano insieme durante un'attività di gruppo

Educare alle emozioni non riguarda soltanto il bambino.

Riguarda anche l’adulto che lo accompagna.

Quando un bambino è arrabbiato, per esempio, la reazione dell’adulto può essere quella di cercare immediatamente di eliminare quella rabbia:

«Non devi arrabbiarti.»

«Smettila di piangere.»

Ma esiste anche un’altra possibilità.

Possiamo fermarci e ascoltare.

«Vedo che sei arrabbiato.»

«Vuoi raccontarmi cosa è successo?»

«Dove senti questa rabbia?»

Questo non significa permettere qualsiasi comportamento.

Significa distinguere tra l’emozione e il comportamento.

Un’emozione può essere accolta anche quando un comportamento deve essere fermato.

È una distinzione importante perché aiuta il bambino a comprendere che provare un’emozione non significa essere “sbagliato”.

 

Ascolto attivo: uno strumento fondamentale

Nel lavoro di Marta Tropeano ritorna anche il concetto di ascolto attivo.

L’autrice ha raccontato come, nel lavoro in classe, consideri fondamentali la condivisione, la partecipazione e un clima non competitivo, utilizzando strumenti e attività capaci di aiutare i bambini a riconoscere e condividere il proprio stato emotivo.

Tra gli esempi del suo lavoro c’è l’“Appello Emotivo”: invece di limitarsi al tradizionale appello scolastico, ai bambini viene chiesto «come stai oggi?», dando loro la possibilità di esprimere il proprio stato d’animo.

È un’idea semplice, ma rivela un principio importante:

l’educazione emotiva passa anche dalla possibilità di essere ascoltati.

5 semplici attività per aiutare i bambini a riconoscere le emozioni

Le attività che seguono non sono presentate come esercizi tratti dal libro di Marta Tropeano, ma come semplici spunti che genitori e insegnanti possono utilizzare per creare momenti di ascolto e dialogo sulle emozioni.

1. Come sto oggi?

Una volta al giorno puoi chiedere al bambino:

«Come stai oggi?»

Per i bambini più piccoli puoi utilizzare immagini o faccine che rappresentano emozioni diverse e lasciare che sia il bambino a scegliere quella che sente più vicina.

È un’attività che richiama il principio dell'”Appello Emotivo” utilizzato da Marta Tropeano nei suoi percorsi educativi.

2. Dove senti questa emozione?

Quando il bambino racconta un’emozione, prova a portare l’attenzione anche sul corpo.

«Dove senti la paura?»

«La pancia è tranquilla?»

«Il cuore batte forte?»

Queste domande possono aiutare il bambino a collegare l’esperienza emotiva alle sensazioni corporee.

3. Ascoltiamo una musica

Scegli una musica e ascoltatela insieme.

Al termine chiedi:

«Che cosa ti ha fatto sentire?»

Non è necessario cercare una risposta “corretta”. L’obiettivo è lasciare spazio all’esperienza del bambino e alle sue associazioni personali.

4. Disegniamo un’emozione

Chiedigli di rappresentare con colori e forme ciò che sente.

Non serve chiedere un “bel disegno”. Puoi semplicemente domandare:

«Se questa emozione fosse un colore, quale sarebbe?»

5. Raccontiamo una storia

Una storia può diventare un modo indiretto per parlare di emozioni.

«Secondo te, come si sente questo personaggio?»

«Perché?»

«Che cosa potrebbe aiutarlo?»

La narrazione è uno degli strumenti che Marta Tropeano utilizza nel suo percorso educativo. Nel suo lavoro la favola viene considerata anche come uno strumento capace di coinvolgere diversi linguaggi espressivi del bambino, compreso quello corporeo, sonoro e dell’immaginario.

 

Educare alle emozioni non significa eliminare le emozioni “difficili”

Quando si parla di educazione emotiva è facile cadere in un equivoco: pensare che l’obiettivo sia insegnare ai bambini a essere sempre tranquilli o felici.

Non è così.

Rabbia, paura, tristezza e frustrazione fanno parte dell’esperienza umana.

L’obiettivo è aiutare il bambino a riconoscere ciò che prova e trovare modalità adeguate per esprimerlo.

La domanda quindi non dovrebbe essere soltanto:

«Come faccio a farlo smettere di piangere?»

Ma anche:

«Che cosa sta cercando di comunicarmi attraverso questa emozione?»

Questo cambio di prospettiva può trasformare anche un momento difficile in un’occasione di ascolto.

 

La musica non sostituisce le parole: può aiutare a trovarle

È importante non trasformare la musica in una soluzione miracolosa.

La musica non “risolve” automaticamente le difficoltà emotive di un bambino.

Può però diventare uno dei linguaggi attraverso cui il bambino ascolta, esprime e condivide ciò che sente.

Prima ancora di riuscire a spiegare qualcosa, può ascoltare, muoversi, disegnare, giocare e immaginare.

E attraverso queste esperienze può arrivare gradualmente alle parole.

È proprio l’incontro tra linguaggi diversi — parola, musica, corpo, gioco, immaginazione e narrazione — a rendere particolarmente interessante un approccio all’educazione emotiva che non sia esclusivamente verbale.

 

Le Stanze del Cuor-Musica: quando un libro diventa esperienza

Copertina del libro Le Stanze del Cuor-Musica di Marta Tropeano

È all’interno di questo percorso che si comprende meglio l’identità di Le Stanze del Cuor-Musica.

Non è semplicemente un libro che racconta le emozioni.

È un libro-gioco per bambini dai 3 ai 10 anni che unisce lettura, musica e laboratori pedagogico-emotivi e musicali.

Il libro è diviso in sei stanze nelle quali i “Cuor-Musica” accompagnano il bambino in un percorso alla scoperta delle emozioni e della propria interiorità.

La presentazione ufficiale di Le Stanze di Lele sottolinea proprio questo aspetto: l’obiettivo è accompagnare il bambino nel riconoscere, comprendere e accogliere le emozioni, attraverso un percorso nel quale sensazioni, emozioni e sentimenti vengono messi in relazione.

Il libro diventa così non soltanto qualcosa da leggere, ma uno spazio di esplorazione.

 

Perché parlare di emozioni fin dall’infanzia?

Imparare a riconoscere ciò che si prova è un percorso che richiede tempo.

Non avviene attraverso una singola spiegazione e nemmeno imparando a memoria i nomi delle emozioni.

Avviene attraverso tante piccole esperienze quotidiane:

  • un adulto che ascolta;
  • una storia raccontata insieme;
  • un disegno;
  • un gioco;
  • una musica;
  • una domanda fatta al momento giusto.

È attraverso questi momenti che il bambino può iniziare a costruire il proprio linguaggio emotivo.

Ed è proprio questo uno degli aspetti che caratterizza il percorso pedagogico di Marta Tropeano: utilizzare strumenti diversi per accompagnare il bambino nella conoscenza di sé, delle proprie emozioni e delle relazioni con gli altri.

 

Un viaggio dentro le proprie emozioni

Forse il modo più semplice per descrivere l’educazione emotiva è proprio quello di pensare a un viaggio.

Un viaggio che parte da una sensazione.

Passa attraverso un’emozione.

Trova un nome.

Diventa consapevolezza.

E, con il tempo, può trasformarsi nella capacità di comprendere meglio se stessi e gli altri.

La musica può accompagnare questo viaggio.

La narrazione può dargli una forma.

Il gioco può renderlo naturale.

L’ascolto dell’adulto può renderlo possibile.

È in questo incontro tra pedagogia, emozioni, musica e creatività che nasce Le Stanze del Cuor-Musica, il progetto di Marta Tropeano pubblicato da Le Stanze di Lele.

Perché imparare a riconoscere ciò che sentiamo è uno dei primi passi per imparare a conoscere noi stessi.

 


Ti interessa l’educazione emotiva dei bambini? Scopri Le Stanze del Cuor-Musica di Marta Tropeano e il percorso tra emozioni, musica e attività pedagogiche pensato per accompagnare i bambini alla scoperta della propria interiorità.

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